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“Dietro i discorsi nazionalisti, da Vladimir Poutine a Marine Le Pen, le insidie ​​dell’identità eterna”

“Dietro i discorsi nazionalisti, da Vladimir Poutine a Marine Le Pen, le insidie ​​dell’identità eterna”
“Dietro i discorsi nazionalisti, da Vladimir Poutine a Marine Le Pen, le insidie ​​dell’identità eterna”

In piedi L’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo ha messo in luce l’ideologia dell’identità di Vladimir Putin. Il suo discorso del 21 febbraio ha reso gli ucraini un “popolo fratello”, appartenente alla stessa entità definita da [son] storia, [sa] cultura e [son] spazio spirituale »† Putin non smette mai di proclamare questa identità russa, a suo avviso radicalmente contraria alla logica occidentale che la metterebbe in pericolo.

Non siamo quindi molto sorpresi di (ri)scoprire fino a che punto l’estrema destra francese abbia fatto riferimento a Putin. In effetti, l’idea di una Russia “eterna” non è così lontana da quella di una “identità del popolo francese”, storica e in via di estinzione. In entrambi i casi, l’identità nazionale si costruisce come una definizione rigida, iscritta nella storia, nel tempo, unita da un rapporto religioso con il mondo, senza sfumature, immutabile e naturalmente aggredita. Ciò che rende potente questa definizione, tuttavia, non è ciò che la unisce, ma ciò che le si oppone. È mettendo insieme le differenze che i discorsi nazionalisti disegnano in contorni vuoti i contorni che si sono posti il ​​compito di difendere.

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Affinché la Russia esista “eternamente”, è necessario creare un Occidente ripugnante e traditori della nazione. Perché esista un “popolo francese” è necessario costruire la figura del musulmano come “grande sostituto”, e quella della “sinistra islamografica” come nemico dall’interno. Allo stesso modo, affinché la razza ariana esistesse, “l’ebreo” doveva essere stabilito come principio del contagio. Questi discorsi identitari si basano su una doppia storia, un doppio mito: quella dell’origine, del sacro e della destra da un lato; quella dell’alterità radicale, del profano, dello sporco, invece.

L’identità individuale non esiste isolatamente

Costruita in questo modo, l’identità nazionale è confortevole. Offre la possibilità di definirsi, sia individualmente che collettivamente, una volta per tutte e senza incertezze. La scelta dell’identità dà attributi su cui riflettere, parole da dire, collegandosi con un gruppo il cui destino collettivo trascende l’individuo, dando a quest’ultimo un senso di stabilità. La scelta dell’identità dà così l’idea di sostenibilità e unità.

Tuttavia, l’identità individuale è soggetta a ridefinizioni permanenti. Non esiste di per sé, una volta per tutte. Dipende dal momento della vita, dal viaggio. L’identità individuale dipende anche da coloro a cui è indirizzata e da chi può confermarla o smentirla. Va notato che l’identità “per sé”, quella che attribuiamo a noi stessi, è in contrasto con l’identità “per gli altri”, quella che gli altri ci attribuiscono. Ora, questi altri sono plurali e mutevoli.

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