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Draghi mantiene una linea dura contro Mosca nonostante la riluttanza della sua maggioranza

Il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, e Aymen Benabderrahmane, Primo Ministro algerino, ad Algeri l'11 aprile 2022.

Il caso è fondamentale ed è stato completato in tempi record. Lunedì 11 aprile, il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi si è recato ad Algeri per incontrare il presidente Abdelmadjid Tebboune e annunciare ufficialmente l’accordo tra i due paesi per aumentare le forniture di gas naturale all’Italia.

Nei prossimi mesi la portata del gasdotto Transmed, che collega i giacimenti di gas algerini alla Sicilia occidentale attraverso la Tunisia, dovrebbe aumentare per funzionare a pieno regime. L’obiettivo è aumentare gradualmente le forniture di gas algerine a 30 miliardi di metri cubi (contro i 21 attuali), con un aumento di 9 miliardi di metri cubi, un aumento equivalente a circa un terzo delle attuali forniture di gas russe. In pratica sarebbe possibile un aumento di 3 miliardi dal 2022, il resto è previsto nel corso del 2023.

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In questi tempi di guerra in Ucraina, e mentre tutta l’Europa sta facendo tutto il possibile per ridurre la propria dipendenza dagli idrocarburi russi, il successo di questa operazione condotta a questo ritmo non è un compito facile. La Roma pagherà sicuramente questo contributo in più a caro prezzo, ma mentre l’Europa continua a discutere sulla possibilità di imporre un blocco energetico alla Russia, l’accordo firmato ad Algeri rappresenta un significativo passo avanti. Nelle prossime settimane il Presidente del Consiglio italiano si recherà in Congo, Angola e Mozambico per formalizzare accordi con un’ulteriore prospettiva. A breve, sembra impossibile compensare completamente i 30 miliardi di metri cubi annui che la Russia fornisce all’Italia (40% delle importazioni di gas del Paese). Tuttavia, è bene cogliere ogni opportunità per ridurre i costi di eventuali sanzioni contro il settore energetico.

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L’opposizione del M5S

L’Italia, infatti, continua a confermare attraverso il voto del suo Presidente del Consiglio di essere pronta ad accettare a tutti i costi un embargo se i suoi partner lo decideranno. “Preferiamo il silenzio o l’aria condizionata quest’estate? Questa è la domanda, credo, che dobbiamo porci”. ha riassunto il 6 aprile in una conferenza stampa, al termine del Consiglio dei ministri.

Dall’inizio della crisi ucraina, Draghi ha mostrato il suo sostegno alla determinazione, nonostante la riluttanza di diversi componenti della sua maggioranza. Secondo le informazioni di Financial Times, fu lui a proporre l’idea dalle prime ore dell’invasione a “congelare” attività estere della banca centrale russa, privando Mosca di oltre 600 miliardi di dollari di risorse e provocando danni imprevisti. Senza confermare tale informazione, la Presidenza del Consiglio italiano lo ha consentito. Allo stesso modo, fin dall’inizio dei combattimenti, ha difeso l’idea di fornire armi difensive agli ucraini. “Non dare armi a coloro che vengono attaccati significherebbe dare ragione agli autocrati”, si è assicurato il podio della Camera dei Deputati il ​​23 marzo, non esitando a evocare nell’aula la memoria di Adolf Hitler e Benito Mussolini.

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